Storia e immaginazione: due rette parallele


Mentre iniziavo libera la mia filosofia raggiungevo l’apice dell’estasi intellettuale e creativa, vivendo eccitazione a ogni parola, sebbene mi facesse scrivere con poco criterio; eppure ardevo. E, in un piano invisibile, varcavo l’umana e limitata esperienza. Un vissuto raro e prezioso come questo è giusto che venga sostituito dallo studio pesante della Storia? Ho sempre riposto con un secco “No” e per giunta senza ombra di dubbi. Ma, in un mondo noiosamente tecnico e spaventosamente superficiale, per affermarmi oggi così sto: in bilico, tra la responsabilità di conoscere la Storia e la volontà di escluderla per scrivere del mio sulle pagine bianche del nostro destino.

La Storia, come viene divulgata, non mi nutre e non è familiare, poiché limita l’immaginazione del nascosto e mi priva delle ragioni per cui scrivere. Però, in un mondo condizionato dall’ufficiale Passato, ingenuamente per imparare mi trovo sempre al solito bivio: la Storia o l’immaginazione? e, ovviamente, scelgo la seconda. (Ammiro i moderati, che dicono di far di quel bivio un unico e fattibile percorso; sono ottimisti esagerati.) Scegliere l’immaginazione è un atto di devozione e amore verso la realtà interiore, per questo non è afferrabile ed è soggettiva. Scegliere la Storia è, invece, un atto di protezione e dominio sulla realtà esteriore, per questo è facilmente conseguibile e pare oggettiva. Per cui la Storia e l’immaginazione sono due rette parallele, volte verso l’infinito spazio della conoscenza, che non si incontrano o che, eventualmente, si scontrano. Io, optando per l’immaginazione, scelgo di non proteggere la realtà ma di amarla; non di soddisfare la curiosità ma di pazientare nel nulla per attendere le risposte; non di conformarmi all’esperienza comune ma di distinguermi. Così immagino!

Più precisamente, non intendo che fantastico senza logica ma che esperisco sveglia e consapevole una particolare condizione mentale e fisica, che mi permette di generare una visione antistorica della realtà, che non coincide con le conclusioni della storiografia ufficiale o che non rientra nelle previsioni prossime comuni. Per esempio, quando riflettevo sulla seconda guerra mondiale ne percepivo cause scatenanti di natura soprasensibile – esoterica -, di cui ho trovato successivamente notizie accreditate (AA.VV.). Quando ho riflettuto sulla pandemia pensavo a un momento cruciale e prezioso per il genere umano: una pausa evidente sì per tutti ma soprattutto un riavvio necessario per molti. Cioè distruzione delle vecchie abitudini e costruzione di quelle nuove di cui poi ho trovato riflessioni simili (AA.VV.).

Questo immaginare – cioè creare e attingere a una visione alternativa della realtà – è spontanea e soprattutto per me essenziale, poiché mi permette di saldare il cuore della mia esistenza alla mia ragione pratica. E ritorno integra. Qualora le mie interpretazioni non corrispondessero al vero, rimangono comunque utili a mantenere attiva la pratica del mio immaginare. Grazie alla presenza costante del dubbio non rischio di cadere in irragionevoli idee.

Invece, quando mi dedico alla lettura di libri di Storia divento apatica e limitata; soggetta a una narrazione meticolosa e artefatta, mi allontano dall’origine dei miei sensi e divento sterile. Ghiaccio, per un periodo limitato al tempo di lettura, l’esistenza mia e le sue determinazioni. Accade, perché non è mia la narrazione e soprattutto perché non è, spesso, nemmeno di chi ha vissuto le vicende descritte. Accade perché assimilo il sottoprodotto della storia umana: anziché raccogliere i chicchi di grano, a fine trebbiatura, prendo la paglia. In altre parole, anziché interpretare gli eventi passati (o quelli attuali) in base alla mia unica percezione, leggendo la Storia imparo dalla percezione degli eventi di sconosciuti. Faccio spazio ad altri e non a me; divento spettatore ubbidiente e passivo: dissocio la realtà intima che mi anima dalla mia ragione pratica. E ritorno incompleta. E il dubitare scema. Una strada questa eccessivamente buia per me, anche per una passeggiata facile come la lettura.

Eppure… nella vita mi trovo a volte costretta a percorrere strade senza luce e non sicure; i libri di storia di filosofia mi tocca leggerli a volte.


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