
L’introspezione non è un’azione automatica né istintiva. Pur essendo un’attività antica, richiede circostanze, eventi e capacità specifiche per essere coltivata. Non intendo dire che sia riservata a pochi, ma che non è un processo applicabile a tutti in ogni fase della vita. Del resto, cosa è veramente adatto a tutti in ogni momento della vita?
Tuttavia, grazie alla sua straordinaria flessibilità, l‘introspezione può essere una scialuppa preziosa per esplorare le nostre profondità più remote. Dalla mia esperienza personale, a differenza di altre tecniche, essa mi aiuta a scoprire il disegno della mia vita e a fare chiarezza sulle mie esperienze, rispettando i tempi della mia mente, del mio corpo e del mio spirito. Questo mi permette di indagare la mia esistenza senza dover seguire ritmi o aspettative imposte dall’esterno. Una libertà, a mio parere, rara e profondamente potenziante.
Per questo motivo, non ho mai interrotto il mio viaggio introspettivo e mai lo farò. Il mio enigma esistenziale, infatti, più lo risolvo, più si espande, e più si espande, più mi spinge a evolvere.
E forse è proprio questa la natura della vita stessa: un enigma eterno. Non perché non possa essere mai risolto, ma perché ogni soluzione ne genera un altro, non diverso, ma posto su un livello superiore. In questo modo, l’enigma si dispiega per gradi, e ogni livello compiuto non è una fine, ma un perfezionamento del precedente. La sua eternità non è una proprietà intrinseca, ma l’effetto della sproporzione tra la brevità della vita e la vastità dell’enigma nella complessità del mondo. È solo nel limite della nostra esistenza e nella profondità della realtà che l’enigma si rinnova senza fine.
Ed è proprio in questo continuo dispiegarsi dell’enigma che l’introspezione si rivela una scorciatoia preziosa. Non perché sia facile, ma perché, grazie alla sua flessibilità e indipendenza, riesce ad attraversare il maggior numero di livelli possibili, rivelando verità tanto accurate quanto imprevedibili. Questa capacità di scoprire e affrontare molteplici livelli della propria esistenza porta a un guadagno profondo: un senso sacro della vita, ovvero una comprensione più alta della propria esistenza, difficile da ottenere con altri percorsi (1). L’imprevedibilità e l’accuratezza delle scoperte rendono questo viaggio una discesa verticale nelle profondità di sé, sconvolgente ma intensamente arricchente.
di Serena Speca
Note:
(1) L’introspezione è un viaggio personale di consapevolezza e svelamento superiore, che non sostituisce percorsi di supporto professionale, ma può essere integrata con altre forme di supporto.
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Immagine iniziale di Piyapong Saydaung da Pixabay
