
Ogni volta che inizio a esercitare il mio pensiero, rallento; quasi mi fermo perché appesantita dalla massiccia parola “filosofia”. Nove lettere che, per tutti, rappresentano quattromila anni di Storia che pretendono senza pietà attenzioni e riverenza. Nove pesanti lettere che ingombrano ingiustamente la bolla del mio pensiero, che faticando vola a basse quote in un cielo ordinario.
Che peccati ho commesso per dovermi sforzare obbligatoriamente senza poter oltrepassare, alla fine di tutto, i confini della conoscenza? La promiscuità delle idee? la stregoneria dell’immaginazione?
Presunti peccati, questi, che non voglio espiare stando sui libri di storia e che voglio trasformare in una straordinaria liberazione, creativa, intellettiva*, facendo filosofia ricominciando daccapo senza contare su quello che scrivono oggi e hanno scritto in passato; evitando di rallentare il mio esercizio e accelerando la concretizzazione delle mie idee.
L’istinto mio di trasgredire le formalità mischiando promiscuamente le idee per formare un ragionamento, senza curarmi del loro contesto storico, mi permette a tutti gli effetti di connettermi intimamente con lo spirito e generare la selvaggia parte del mio intelletto.
Questa parte creata illegittimamente è in grado di evocare la magia più misteriosa e fatale di tutte: l’immaginazione, una facoltà diabolica capace di creare un’esperienza lucida fatta di immagini e sensazioni. Talvolta intensamente piacevoli tali da far scintillare gli occhi e da far muovere involontariamente i muscoli; talaltra distensiva e leggermente stimolante come l’effetto di un dolce incanto.
Per godere peccando così bene e ricominciando tutto daccapo devo però necessariamente superare delle sfide e sopportare, anche, lo stato di instabilità e smarrimento, tipico di chi sceglie di fare qualcosa di diverso e non condiviso da molti.
La prima sfida è quella di non cadere nel vizio comune di pensare che, avendo a disposizione tanta letteratura per confrontare o confermare i miei ragionamenti, il ricominciare daccapo, non ammettendo influenze esterne, non permetta la realizzazione di ragionamenti validi e compiuti. Essendo massacrante la ricerca delle verità nascoste, mi chiedo come possa qualcuno avere abbastanza energie per svelarle e poi addirittura confermarle andando a ritroso o riprendendo ragionamenti attuali. Questa singola e preziosa mia vita umana non dovrebbe essere spesa a creare esclusivamente un eccellente e particolare capolavoro? La concentrazione e lo sforzo di tutta una vita non sono, forse, i segreti per creare ragionamenti validi e compiuti?
La seconda sfida è quella di non cedere alla tentazione di seguire la praticità della Ragione, che opera con regole tutte sue e non richieste, nella maggior parte dei casi non applicabili alla nostra realtà proteiforme e circoscritte nel suo lineare e astratto mondo. Ragionando logicamente mi affido a un sistema e smetto disgraziatamente di dubitare limitando l’esplorazione, girando in tondo senza accedere al fulcro sacro della questione. A chi piace essere così maledettamente intrappolato?
La terza sfida è quella di non lasciarmi ingannare dall’evidenza superficiale dell’esperienza, che in molti casi è il risultato meraviglioso delle mie soggettive manipolazioni, poiché interpretare come significativo ciò che ai miei occhi emerge, in molti casi, è fuorviante, dato che l’enigma da risolvere non sarà mai così facilmente conoscibile. Purtroppo o per fortuna, l’enigma da risolvere non esibisce sé stesso come invece fa il dogma da rivelare.
*concedere all’intelletto una straordinaria capacità di intendere le cose
Immagine di Piyapong Saydaung da Pixabay
