Perdoneresti il delirio di un essere umano?


Quello che sto per scrivere mette in luce la mia follia, la mia diversità, la mia inquietante straordinarietà. Chissà quante volte hai sentito parlare del “folle” come di qualcuno di speciale, da non sminuire, giusto? E quante volte hai sentito dire che la follia non è da condannare, ma è un modo geniale di vivere il mondo? Dove hai trovato questo messaggio? In psicologia? Nell’arte? Sulla pubblicità della Pepsi? Su YouTube? Su Instagram? Negli infiniti post di Facebook? Se fai attenzione, lo scopri facilmente ovunque. Bene, mi fa piacere, perché questa consapevolezza ti aiuterà a digerire meglio quello che sto per comunicare.

Inizio col dirti che oggi il mio nome non è più Serena Speca, ma Serena Delirio! Oggi, vorrei essere chiamata Signora Delirio! Ah, che gioia! Che emozione questo cognome! Brr, sento i brividi sotto pelle, perché impazzisco sempre più ad ogni parola che scrivo! Oh, come dici? Questo comportamento non si addice a un’appassionata di filosofia? Cosa? Dovrei essere più seria e usare meglio i congiuntivi? Perché l’uso improprio della lingua limita l’evoluzione della coscienza? Ah, uno scrittore emergente non può dirsi tale se l’auto-pubblicazione del suo e-book contiene qualche errore? Ti lamenti che non c’è più cultura e siamo tutti nel disagio? Ah ah! Quanto rido! Non è intelligente lamentarsi dell’ignoranza altrui, se si vive in un mondo povero di risorse! Ma è possibile che non sia ancora chiaro a queste menti illuminate che una completa istruzione e una sana educazione dipendono solo da fattori economici? La formazione è direttamente proporzionale alla presenza di denaro! Se non ho denaro, anche se amo fare filosofia, devo lavorare dieci ore al giorno per sostenermi a malapena, restando priva di pensiero e forza. È giusto che un adulto, quando si imbatte in un progetto creativo di un giovane, si metta a screditare ciò che dice, senza considerare il contesto di disagio che il giovane vive?

Per quanto tempo dobbiamo accettare che non abbiamo risorse per formarci, sviluppare i nostri progetti, viaggiare e trovare una casa in autonomia per una crescita intellettuale, creativa ed emotiva? Non lamentatevi di noi, vista la realtà! Ripeto: non è intelligente lagnarsi dell’ignoranza altrui, se si vive in un mondo povero di risorse, mie altissime menti illuminate! E di chi è questa responsabilità? Di chi? Dei giovani che tentano disperatamente di esprimersi, magari sbagliando qualche congiuntivo? Ditemelo voi! Voi, che sapete e predicate! Non ci vuole un genio per rendersi conto che la nostra realtà, opportunista e sfavorevole al progresso umano, ha avuto la possibilità di svilupparsi anche con l’imposizione di una grammatica impeccabile! Non è vero? Parliamo chiaro e andiamo oltre le regole di questo strano gioco.

Chissà quante persone brillanti vivono sotto i ponti o in difficoltà in contesti disfunzionali. Chissà quanti fanciulli prodigio sono costretti a farsi sfruttare nei posti di lavoro, rovinandosi la schiena—come ho fatto io—in fabbrica o al ristorante, pur di comprare un libro, un dizionario aggiornato, un corso d’inglese o un viaggio. Da dove viene il coraggio di badare ai congiuntivi, quando davanti agli occhi si ha questo obbrobrio sociale e limitante per i giovani? Non è, forse, vero che puntualizzare questi e altri errori è, in fondo, un modo per sviare l’attenzione da questo scempio che è stato lasciato crescere e radicarsi? Non lo è?

Sto rigurgitando parole, è vero! Vi chiedo umilmente di perdonare me e la mia allucinazione intellettuale. Oggi, io, Signora Delirio, dopo questo vomito di pensieri, vorrei strisciare e chiedervi perdono per tutte le volte che ho fatto un errore grammaticale sul web; per ogni congiuntivo sbagliato; per aver creduto di creare un progetto di filosofia senza aver mai studiato; per le volte che ho pubblicato e-books con arroganza, non potendomi permettere il servizio di una casa editrice o di un editing letterario.

Voi, supremi studiosi delle arti e dell’intelletto, sareste capaci di perdonare il delirio di un essere umano? E se non lo foste, allora ditemi: a cosa vi serve studiarlo? Per lavorare e sopravvivere anche voi in questo mondo puzzolente e barbaro?

Nota: Questo testo rappresenta le mie opinioni e riflessioni personali su temi che mi stanno a cuore. Non intendo offendere nessuno, ma piuttosto stimolare una riflessione su argomenti complessi riguardanti la società.

Testo di Serena Speca – Copyright testo © 2020 Serena Speca

Immagine Flickr di Luca Fasolo, ”La follia reclusa” , uso commerciale consentito


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